Gli elementi essenziali del museo: la sede

Ogni museo, per non venir meno alle funzioni di conservazione e valorizzazione, ha bisogno di una sede, un luogo fisico sia esso chiuso come un’edificio o aperto come nel caso di un parco archeologico o un eco-museo.

Nel primo caso bisogna distinguere tra edifici costruiti appositamente per la destinazione museale ed edifici preesistenti riconvertiti a tale scopo.

Tra gli esempi recenti di nuovi musei costruiti ad hoc, possiamo citare il Centre George Pompidou di Parigi progettato da Renzo Piano e Richard Rogers, il Guggenheim di Bilbao di Frank O. Gehry, il J. Paul Getty Center di Los Angeles di Richard Meier o il Maxxi di Roma di Zaha Hadid. Mentre, casi celebri di riuso contemporaneo di edifici preesistenti sono il Musée d’Orsay a Parigi, sede dell’antica gare, riconvertita da Gae Aulenti, il Museo del Castello di Rivoli, antica residenza sabauda restaurata da Andrea Bruno, la Tate Modern di Londra, ospitata in una vecchia centrale elettrica e adattata alla nuova funzione da Jacques Herzog e Pierre de Meuron.

Il museo concepito inizialmente come contenitore di naturalia et mirabilia, è divenuto nella contemporaneità esso stesso oggetto artistico, motivo di vanto e orgoglio di quelli che oggi si preferisce chiamare archistar; e per quanto concerne la riconversione di edifici storici, invece, spesso si affronta il problema della compatibilità estetica e funzionale tra la collezione e la sede museale, in quanto è bene sottolineare il carattere di ospitalità che alle raccolte viene offerto dalla sede storica, ciò assicura una lettura distinta degli spazi ospitanti e della raccolta ospitata, affinché il visitatore non confonda cronologicamente contenuto e contenitore.

Gli elementi essenziali di un museo: il personale

L’Atto di indirizzo sui criteri tecnico – scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei del Decreto ministeriale redatto in data 10 maggio 2001, sottolinea la necessità di dotare il museo “di personale in quantità sufficiente e con adeguata qualificazione in relazione:

– alle sue dimensioni

– alle caratteristiche delle collezioni

– alle responsabilità e funzioni del museo stesso, anche in rapporto con le altre istituzioni del territorio

– all’esigenza di garantire continuità e stabilità ai servizi”

Sempre dallo stesso, si evince come le molteplici funzioni del museo (in primo luogo conservazione e gestione delle collezioni, accesso ai servizi al pubblico, sicurezza, ricerca) possono essere svolte solo a condizione esso disponga di personale sufficientemente qualificato.

Diversi sono gli ambiti di attività del museo e variano da incarichi rilevanti come il direttore, che nei musei statali italiani può coincidere con o essere subordinato al soprintendente, ad incarichi meno prestigiosi ma ugualmente essenziali per il suo funzionamento come il funzionario responsabile delle collezioni o dell’organizzazione di mostre ( che nel mondo anglosassone si chiama  curator e in quello francofono conservateur), il restauratore, che si occupa della conservazione del manufatto, il catalogatore che attua la schedatura scientifica dei pezzi in collezione, il responsabile dei servizi educativi, che cura le relazioni con il pubblico e principalmente con scuole ed università. poi ancora l’esperto in comunicazione, ovvero l’addetto all’ufficio stampa, il responsabile tecnico, della sicurezza, dei depositi, della biblioteca e degli archivi, gli addetti alla vigilanza e all’accoglienza al pubblico.

Tutte attività che si svolgono prevalentemente in modalità back office: il visitatore, solitamente, incontra solo gli addetti all’accoglienza e alla vigilanza.

A questi compiti, inoltre, negli ultimi tempi, si sono aggiunti: il fundraising, il marketing e la gestione delle attività commerciali: la libreria e il negozio, la caffetteria e il ristorante.

L’arte contemporanea in particolare, sta offrendo sempre maggiore spazio a nuove figure professionali: art handler (o art maker), courier, art advisor, registrar.

L’art handler È un esperto manovratore di opere d’arte: le ispeziona per determinare come, dove, quando trasportarle, sa come avvolgerle correttamente negli imballaggi, allestisce gli spazi espositivi e sa districarsi tra lavori di falegnameria, edilizia, elettricità, idraulica e anche informatica perché deve essere in grado di risolvere i vari problemi tecnici che possono presentarsi prima, durante e dopo l’allestimento di una mostra.

Il courier è l’accompagnatore ufficiale dell’opera e ha il compito di compilare e firmare la cartella che ne certifica lo stato di corretta conservazione durante gli spostamenti (si chiama “condition report”).

Altra figura importante, oggi,  nell’arte contemporanea è l’art advisor. È insieme storico dell’arte e consulente finanziario, orienta la compravendita di opere come un personal shopper dell’arte. I suoi clienti sono collezionisti privati, fondazioni e banche. L’art advisor offre informazioni sugli artisti che garantiscono investimenti più proficui, valuta le opere indicate dal cliente consultando le banche dati, lo assiste nella compravendita e lo rappresenta nelle aste.

Il registrar lavora in Musei e Fondazioni. I suoi compiti possono variare a seconda delle dimensioni del museo e della sua organizzazione. È colui che si occupa degli spostamenti di un’opera d’arte, soprattutto nei prestiti. Il registrar incaricato dei prestiti in uscita (Outgoing o Loans Registrar) è responsabile del trasferimento di un’opera d’arte una volta che la direzione del museo prestatore ha dato il proprio assenso al momentaneo trasferimento dell’oggetto. Il registrar deve curare la corrispondenza con l’organizzatore della mostra, ottenere le autorizzazioni, predisporre la documentazione, l’assicurazione, l’imballaggio e l’accompagnamento dell’opera da parte di un courier. In alcuni musei, l’Outgoing/Loans Registrar è incaricato anche degli spostamenti interni (da una sala all’altra, per esempio), della gestione dei depositi e degli aspetti legali relativi ad acquisizioni e donazioni.

Il registrar addetto alle mostre (Exhibitions Registrar) lavora per conto dell’istituzione che ha richiesto il prestito delle opere. Sulla base delle indicazioni del curatore della mostra, il registrar fa le richieste di prestito, cura la corrispondenza con i prestatori, controlla i contratti o gli accordi di prestito, collabora alla stesura del budget, coordina e supervisiona le operazioni di assicurazione, trasporto, accoglienza, controllo e posizionamento delle opere destinate all’esposizione.

Tiziana Giuberti, presidente dell’Associazione Registrar di Opere d’arte, in un’intervista rilasciata al sito di Ing Direct nell’aprile 2012 racconta:

«Nel nostro paese ancora non abbiamo ottenuto un riconoscimento ufficiale a livello ministeriale pur rivestendo un ruolo fondamentale nella gestione delle collezioni museali. La figura del registrar viene nominata per la prima volta nell’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, del maggio 2001. Da allora qualche progresso è stato fatto ma ancora sono pochi i documenti ufficiali in cui la figura professionale è riconosciuta come essenziale nell’organico di Musei, Istituzioni e Fondazioni artistiche».

Cosa serve per diventare registrar? «Il testo più significativo è forse La carta nazionale delle professioni museali di Icom del 2008. In questo documento la figura del Registrar è descritta in maniera abbastanza dettagliata e tra i requisiti per l’accesso all’incarico vengono richiesti: laurea triennale o diploma di laurea secondo il vecchio ordinamento, corsi di formazione attinenti agli ambiti sopra descritti, esperienze pregresse nell’ambito di attività, conoscenza almeno della lingua inglese. Questi requisiti sono gli stessi che noi richiediamo a chi si voglia associare a Registrarte: diploma di laurea o diploma universitario triennale in materie attinenti ai beni culturali unito ad un’esperienza di lavoro nel settore dell’organizzazione di mostre, gestione di collezioni (inventario e catalogazione, gestione dei prestiti, movimentazione di opere d’arte), circolazione dei beni culturali (esportazione, importazione, autorizzazioni al prestito) della durata di almeno due anni (inclusi gli stages in Italia e all’estero). In alternativa avere un’esperienza professionale almeno quinquennale in uno dei seguenti campi di attività: organizzazione di mostre, gestione di collezioni (inventario e catalogazione, gestione dei prestiti, movimentazione di opere d’arte), circolazione dei beni culturali (esportazione, importazione, autorizzazioni al prestito)».

Ci sono dei corsi di laurea per la formazione di registrar? «Purtroppo non esistono veri e propri corsi di laurea dedicati alla formazione della figura del registrar ma piuttosto una serie di corsi, master e iniziative “sparse”. Negli anni più recenti segnalo il Master post-laurea dedicato al Collection/Exhibition Registrar per l’arte contemporanea e il design che si è concluso il 31 dicembre 2010, presso la Scuola Regionale Enaip di Botticino (Bs); alcune Facoltà (ad esempio quella di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università degli Studi di Ferrara) hanno dedicato alcuni dei loro corsi ad argomenti che sono tipici del ruolo del registrar quale ad esempio la “Movimentazione di opere d’arte contemporanea” (corso che ho tenuto io stessa per due anni, 2009 e 2010, per la laurea Specialistica in Conservazione e diagnostica di opere d’arte moderna e contemporanea); la Scuola professionale regionale di Villa Montesca a Città di Castello, nel 2010 ha attivato un corso di formazione dal titolo “Registrar – Corso per Esperto in organizzazione di esposizioni ed in movimentazione di opere d’arte”».

( Intervista estrapolata da: http://vocearancio.ingdirect.it/i-nuovi-mestieri-dellarte-contemporanea/)

Gli elementi essenziali di un museo: il pubblico

Altro elemento imprescindibile di un museo è il pubblico, senza di esso, non vi sarebbe la diffusione della conoscenza, della bellezza, di una storia da tramandare, poiché, la collezione esposta è sì per un pubblico presente, ma soprattutto  per quello futuro, per la quale viene sapientemente conservata. Obiettivo principale del museo è infatti, proprio quello di preservare le testimonianze della collettività, proteggendone l’identità e consentendone la fruizione alla posterità.

Nel tempo, il concetto di pubblico ha risposto ad un’evoluzione, si è passati dal concepirlo originariamente, come una élite di intellettuali e studiosi e ricchi sofisticati signori che si recavano al museo incuriositi dalle naturalia et mirabilia, al grande pubblico, ovvero, una massa di genti da educare sia nel modo di comportarsi attraverso controlli e divieti, sia nel modo di apprendere, plasmandolo in una sorta di visitatore discepolo. Negli ultimi anni, invece il ruolo del pubblico è divenuto centrale, oggi il visitatore passa da spettatore ad interlocutore, non è più destinatario inoperoso di un messaggio bensì diventa parte attiva di una comunicazione, cessando la sua precedente funzione di visitatore passivo.


Per approfondimenti si rimanda al testo di M.V. Marini Clarelli, Che cos’è un museo, Carocci Editore, 2007, Roma


Gli elementi essenziali di un museo: la collezione

La collezione è uno degli elementi imprescindibili di un museo. Senza di essa la struttura museale sarebbe soltanto un insieme di stanze vuote. Un corpo senz’anima.

I manufatti che noi oggi guardiamo nelle sale di un museo non sono stati realizzati con l’intento di essere esposti in quell’ambito, provengono tutti o quasi da collezioni private, lasciti o ritrovamenti sul campo. Dunque, i reperti archeologici, le pale d’altare, gli arredi, le suppellettili ed ogni altra cosa che oggi è stata musealizzata, hanno subito un processo di decontestualizzazione dall’ambiente originario.

Queste raccolte stabiliscono la tipologia del museo: una raccolta di dipinti identificherà la sede museale come una pinacoteca, una raccolta di gessi in una gipsoteca, una collezione di armi in un’armeria, una collezioni di opere grafiche in un gabinetto di disegni e stampe, e così via, per ogni raccolta museale c’è una sua specifica classificazione.

Ma la tipologia di un museo può essere individuata non solo per gli oggetti che possiede, ma anche per periodi storici come il Museo Centrale del Risorgimento al Vittoriano a Roma,  il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano a Palazzo Carignano a Torino, o il Museo del Novecento al Palazzo dell’Arengario a Milano, per civiltà come il Museo Egizio a Torino o il Museo della Civiltà Romana a Roma, o per singolo artista come ad esempio il Museo Morandi a Bologna. Inoltre nella nozione di museo rientrano anche le raccolte di specie viventi come gli orti botanici, i bioparchi e gli acquari nonché il concetto di museo diffuso come quello dell’ ecomuseo.

Le collezioni museali incidono anche sulla dimensione dello stesso, se la quantità di opere è molto consistente. In Europa esistono raccolte gigantesche come quelle del British Museum a Londra, dell’Ermitage a San Pietroburgo, del Louvre a Parigi, ma non sempre la consistenza numerica è proporzionale all’importanza. Moltissimi musei di dimensioni ridotte infatti, possiedono opere di inestimabile valore che li rendono mete obbligate del turismo internazionale, si pensi al Van Gogh Museum all’Aja, che conserva la maggior parte dei dipinti del grande post- impressionista olandese, o alla Galleria Borghese a Roma, che annovera opere di Raffaello, Tiziano, Caravaggio, Bernini e Canova.

Per concludere, è bene evidenziare che le collezioni sono destinate a crescere nel tempo e stabilire i criteri di incremento è uno dei compiti più delicati poiché la raccolta può essere arricchita, ma non appesantita o snaturata. Il principio basilare è quello di acquisire ciò che effettivamente è considerato importante per la collezione stessa, ovvero, acquisire solo opere pertinenti alla tipologia del museo,  che sia coerente e che abbia un valore autentico di testimonianza. Di contro non si può acquisire ciò che il museo non è in grado di conservare o esporre. Ma la storia delle collezioni museali è fatta anche di donazioni e lasciti, che dipendono spesso dalla qualità dei rapporti che il singolo museo ha saputo stabilire con l’artista o dal prestigio che è riuscito a guadagnare, come nel caso del grande patrimonio delle opere di Pino Pascali, donato dalla sua famiglia alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma.


 

Per approfondimenti si rimanda al testo di M.V. Marini Clarelli, Che cos’è un museo, Carocci Editore, 2007, Roma

Mouseion, Musaeum, Museo

Non posso dare vita ad un blog dedicato al mondo dei musei (il titolo figlie di Zeus non è a casosenza poter spiegare prima le origini del museo. Il termine, museo, trova le sue radici etimologiche nella parola greca Mouseion, ovvero tempio delle Muse, luogo consacrato alle figlie di Zeus e di Mnemosine, l’uno dio dell’Olimpo e l’altra dea della Memoria, protettrici delle arti e delle scienze.

Secondo le fonti storiche il primo Mouseion venne istituito insieme alla celebre Biblioteca d’Alessandria dal sovrano d’Egitto, Tolomeo I Soter nel III secolo a.C., e successivamente ampliata ed arricchita dal figlio Tolomeo II Filadelfo. Luogo di culto e di cultura, il Mouseion, accoglieva un gran numero di eruditi tra scienziati e letterati che svolgevano le loro attività consacrandole alle Muse ed era concepito più come scuola, sulla scia di quella fondata ad Atene, circa un secolo prima, da Platone, che come luogo di conservazione e tutela.

In epoca romana il Musaeum diventa una grotta o un anfratto naturale o artificiale decorato da mosaici e sculture, spesso dedicato anche alle ninfe, da cui il nome di ninpheum.

Nel Rinascimento si comincia a delineare l’uso del museo come lo intendiamo oggi, ma in questo momento storico, il Papato e le grandi famiglie nobiliari sono interessate maggiormente al fasto del loro nome anziché alla salvaguardia degli artefacti e le prime collezioni di naturalia et mirabilia sono solo uno strumento di ostentazione del prestigio politico di cui godono.

Ma è grazie al fermento culturale del Settecento, il Secolo dei Lumi, che si propaga un generale rinnovamento sia socioculturale che politico. E’ il secolo della diffusione dell’ Encyclopédie (1751 – 1780) e della Rivoluzione Francese (1789), è il momento in cui la Ragione sovrasta la barbarie dell’ignoranza e in cui si affermano principi quali l’uguaglianza e la libertà.

E proprio in questo clima fervido di idee e conoscenze che si intensifica la moda dei Grand Tour , lunghi viaggi culturali affrontati dai rampolli dell’aristocrazia europea e si diffonde quella del collezionismo, favorito soprattutto dalle scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei (1738 e 1748), così come dalle spedizioni Napoleoniche in Egitto (1798) .

Lo studioso e collezionista del Settecento comincia a porre il suo sapere enciclopedico al servizio di un pubblico intenditore ed è così che nel 1759 il British Museum di Londra consente l’accesso pubblico alle proprie sale. A questa concessione seguì presto un processo di democratizzazione divenendo un diritto per tutti gli individui e il museo assunse i caratteri di ciò che rappresenta oggi,

un’istituzione permanente al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto. 

Definizione dell’ICOM – International Council of Museum.